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Esperimento dopo la morte

domenica 28 febbraio 2010

Questo è fantastico !!

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Esperimento sulla telepatia di Rupert Sheldrake

mercoledì 24 febbraio 2010

In questo video lo scienziato noetico Rupert Sheldrake presenta un esperimento sulla telepatia al telefono

http://www.youtube.com/watch?v=UdOi3s-tBzk

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Efficacia della terapia noetica, nuovo studio

giovedì 28 gennaio 2010

Il tema. Pregare può avere effetti diversi per chi prega. Ma la preghiera degli altri che effetto ha su di noi? Da tempo si cerca di ottenere qualche dato plausibile sull’argomento. Ora The Lancet pubblica i risultati di uno studio sulla preghiera d’intercessione a distanza. Ebbene, per pazienti sottoposti ad interventi cardiovascolari per i quali si è pregato o ai quali si è somministrata al capezzale una terapia immaginativa con musica, stimolazioni immaginative e tattili, non è stato riscontrato alcun miglioramento clinico. Gli autori rilevano tuttavia che i pazienti sottoposti a terapia immaginativa presentano un tasso di mortalità a sei mesi leggermente più basso. Peraltro, interventi noetici come l’omeopatia e la preghiera d’intercessione, che non ricorrono quindi a farmaci o a dispositivi e che lo studio ha messo sullo stesso piano, sono assai diffusi nella popolazione; purtroppo, mancano ad oggi studi consistenti sulla loro efficacia.




Lo studio. Mitchell Krucoff ed i suoi colleghi del Duke University Medical Center hanno reclutato nello studio MANTRA II in nove centri statunitensi 700 pazienti sottoposti a cateterismo e a rivascolarizzazione coronarica percutanea. A 371 pazienti è stato assegnato un gruppo di preghiera a distanza, mentre a 377 no. Il gruppo di oranti comprendeva fedeli cristiani, musulmani, ebrei e buddisti. Inoltre, la metà dei pazienti è stata sottoposta anche a terapia immaginativa, comprendente l’insegnamento ai pazienti di tecniche respiratorie e momenti ludici di ascolto di musica classica o country nel corso delle cure. Già nel 1998 Krucoff aveva varato il Mantra Study Project, analizzando l’uso di cinque terapie noetiche (tra cui la preghiera), attraverso uno studio su 150 pazienti cardiopatici. Cristiani, monache carmelitane, battisti, moravi, ebrei e monaci tibetani avevano allora pregato per questi pazienti da luoghi lontani come il Nepal. Abbiamo chiesto al professor Krucoff se i malati del MANTRA II erano consapevoli delle preghiere che venivano dette per loro: “Certamente, tutti i pazienti erano al corrente di essere inseriti nello studio e che questo accordava loro un 50 per cento di possibilità di essere oggetto di preghiera di altre persone. Dal momento che lo studio è stato condotto in doppio cieco, i pazienti non sapevano – e neppure noi ricercatori, ovviamente – se erano poi entrati nel gruppo per il quale si pregava oppure no. Inoltre, a causa del consenso informato, ai pazienti è stata esplicitata l’affiliazione religiosa di ogni orante coinvolto nello studio (quindi, cristiani, musulmani, buddisti, ebrei, ecc.)”.



Risultati e commenti. Al dunque, i ricercatori hanno constatato che nessuna delle terapie alternative, da sola o in combinazione, ha sortito un effetto misurabile sulle cure in merito agli eventi cardiovascolari, alla riammissione ospedaliera e alla morte. I pazienti trattati con terapia immaginativa mostravano però un minor stress nell’affrontare le procedure interventistiche, presentando un tasso leggermente inferiore di mortalità a sei mesi, rispetto a quelli che non avevano ricevuto la terapia. Krucoff ne conclude che “se vogliamo comprendere il ruolo dell’insieme delle risorse che l’uomo ha a disposizione in epoca di tecnologie mediche avanzate, dobbiamo innanzitutto fare della buona scienza. Non avendo idea dei meccanismi coinvolti nelle antiche pratiche di guarigione, come la preghiera, gli stimoli tattili o la musica, occorre basarsi sulla ricerca strutturata degli esiti che ci consente di raccogliere dati che possiamo poi interpretare in molti modi. Nonostante nessun effetto sia stato raggiunto da questi trattamenti alternativi a livello di endpoint primari, possono essere utili analisi secondarie per generare ipotesi che guidino nuovi, futuri trial”. Il commento del Lancet è affidato ad un editoriale sullo stesso numero della rivista: “I risultati dello studio MANTRA II bocciano dunque l’uso delle terapie noetiche nella moderna medicina scientifica? Una simile conclusione sarebbe prematura. Il contributo che speranza e fede portano alla personale comprensione della malattia non può essere sottovalutato. La scienza deve tenerne conto, anche se quegli ambiti trascendono i suoi attuali confini”.



Reference: YAHOO SALUTE

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Noetica Esperimento di Candance Pert

lunedì 28 dicembre 2009

Esperimento di Candance Pert

Candance Pert, neuroscienziata e farmacologa statunitense riconosciuta livello internazionale ha condotto uno studio sugli oppiacei (classe di farmaci cui l’oppio appartiene) basato sulle logiche della Noetica. La ricerca si spinge a studiare il rapporto tra corpo-cervello-mente-consapevolezza e dimostra come il cervello e il nostro corpo funzionino come un sistema di comunicazione biochimico in cui alcune sostanze “parlano” (peptidi) e altre “ascoltano” (recettori). Questo studio afferma come sia sempre più appropriato parlare di una sola entità integrata mente-corpo.

Le ricerche di questo campo partono dall’assunto che nessun farmaco può avere effetto se non è “fissato”, cioè se in qualche modo non si “attacca” al cervello. Se nel nostro corpo esistono recettori per qualcosa che viene assunto dall’esterno è lecito pensare che anche all’interno del nostro corpo esista qualcosa che si fissa al recettore, altrimenti perchè tale recettore esisterebbe?

Questa intuizione portò all’identificazione di una delle forme di oppiaceo presente all’interno del cervello chiamata beta endorfina. Tale sostanza è sintetizzata dalle cellule nervose della zona limbica del cervello (neuro peptide) e consiste di peptidi, sostanze biochimiche sviluppate direttamente dal DNA. Si scoprì inizialmente che l’intera classe di farmaci cui appartiene l’oppio si fissa allo stesso recettore, successivamente che i recettori non si trovavano solo nella zona limbica celebrale ma in tutto il corpo.
Fino a tempi recenti, si pensava che le informazioni del sistema nervoso fossero distribuite nello spazio tra due cellule nervose, le sinapsi.

Ciò significava che la vicinanza delle cellule nervose determinava ciò che poteva essere comunicato. Ora sappiamo che la maggior parte delle informazioni provenienti dal cervello non dipende direttamente dalla sovrapposizione fisica delle cellule nervose ma dalla specificità dei recettori.
Studiando i recettori oppiacei, C. Pert afferma che il sistema limbico celebrale ne era ricco ma che esistevano altri “punti caldi” nel resto del corpo (es. corno della spina dorsale), nuclei o gruppi cellulari specifici mediatori di processi quali il comportamento sessuale, l’appetito e l’equilibrio di acqua nel corpo. Tale affermazione scardina il pregiudizio occidentale secondo cui la consapevolezza è unicamente nella “testa”.
Si tratta di una sistema integrato reticolare. La mente ha un substrato fisico (cervello e corpo) e uno immateriale (flusso di informazioni) e i neuro peptidi forniscono la base biochimica delle emozioni le quali non si possono localizzare nella solo zona celebrare ma in tutto il corpo.
Questa rete biochimica di informazioni rappresenta una chiave per comprendere in che modo la mente e il corpo siano interconnessi e come le emozioni abbiano un substrato biochimico che si manifesta in tutto il corpo. Quello che veniva ritenuto un sistema lineare altamente rigido sembra invece dotato di schemi di istruzione molto più complessi. I recettori sono il meccanismo che regola lo scambio di informazioni nel corpo trasportate dai neuro peptidi (sostanze biochimiche di cui gli ormoni fanno parte, sviluppate direttamente nel DNA che immagazzina le informazioni per creare il nostro cervello e il nostro corpo).

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Esperimento di Wolfgang Pauli


Esperimento di Wolfgang Pauli

Un importante esperimento condotto dal fisico premio Nobel Wolfgang Pauli ha rivelato che le particelle elementari all’interno dell’atomo sono in costante ed istantanea comunicazione tra di loro di modo che ognuna conosce la propria posizione rispetto alle altre ed alla situazione globale e ciò senza scambiarsi alcun segnale. Tale processo ha dato luogo al “principio di non località” del fisico.

Ciò dimostrerebbe che ogni particella è connessa all’intero sistema e che tutte le parti dell’universo sono interconnesse da un’unica energia intelligente che pare influenzare il comportamento della materia (campi elettromagnetici).

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Esperimento di Schaff

giovedì 24 dicembre 2009


Esperimento di Schaff

Il linguaggio permette di convertire le rappresentazioni mentali non linguistiche nei simboli e nell’organizzazione grammaticale che costituiscono il linguaggio e di generare immagini interne corrispondenti alla frase e alle parole udite. Tale processo è condotto da determinate aree celebrali. La problematica relativa a come il pensiero e la conoscenza vengano forgiati linguisticamente è battezzata da Schaff come noetica linguistica.

Secondo tal impostazione, la noetica linguistica riguarda il dato sociale, dal momento che noi “soggetti concreti del processo di conoscenza pensiamo sempre con l’aiuto di una determinata lingua”.

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